Ancóra vuoi chiudere gli occhi! Ancóra vuoi essere illusa e risparmiata! Tutto devi sapere.
Costanza.
Tu ne sei certa? Di che cosa sei certa? fino a che punto?
Le parole le bruciano le labbra. Insofferente, Mortella si copre la faccia con le mani.
Sì, perché tu mi parli così, perché io osi interrogarti, bisogna bene che tu ti sia recisa da me, che non vi sia più legame, né [pg!185] più ritegno, né alcuna cosa intatta, né alcuna cosa pura, e che al rossore della vergogna non manchi se non il sangue... Ma dimmi!
Mortella.
Dio guarisca i miei occhi prima di chiudermeli.
Costanza.
Ma è possibile questo? Se ho voluto ravvicinarmi, se ho supplicato, se mi sono umiliata, l'ho fatto per la speranza di riprenderti e per il bene di mio figlio, per l'amore del mio figlio buono, del mio figlio dolce, di quello che non m'ha mai dato una pena, che non m'ha disconosciuta mai, che non ha mai dubitato di me. Ed ecco, io, io stessa, gli porto la sciagura nella casa ricuperata, io stessa gli getto la mala sorte, gli conduco il nemico, lo dò legato al nemico.... Ah, è possibile questo? Dimmi, dimmi. Io sono perduta, tu ti perdi; ma bisogna che io salvi mio figlio, che tu salvi tuo fratello. Io e te non vogliamo dar tutto per lui?
S'ode improvviso salire dalla profondità della cappella un preludio d'organo. Una commozione straordinaria illumina la faccia della vendicatrice.