Una vittoria in ginocchio, un di quegli Angeli che si chiamano Ardori.

Gherardo Ismera.

Che grandi cose ella ardisce nominare, all'appressarsi della notte!

La pioggia cessa. La quiete è senza mutamento. Laggiù, lavato, il lembo dell'estremo crepuscolo vérdica lungh'esse le cieche pareti di verdura perenne. Ma l'aria della stanza sembra come agitata da quella evocazione spirituale. Giana si sofferma, e di sùbito si volge come per assalire.

Giana.

Temete la notte? Ah, vedo: Mortella v'ha un po' sbigottito con le sue evocazioni funebri... Davvero è possibile che sentiate farsi più grave quel certo peso di cui ella vi carica?

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Gherardo Ismera.

È possibile, signora.

Giana.