Ride l’anima mia, solo a vederla;
tal serena bontà fuor de’ profondi
occhi le sgorga, che tutto m’abbraccia.
II.
Amico, le mie tristi passïoni
or s’inchinano a lei, non più ribelli;
e volan alto, come lieti augelli,
per gran cieli d’amor le mie canzoni.
Vennero a lei le Grazie, in lor guarnelli
semplici a lei portando i rari doni,
come un tempo a Giovanna Tornabuoni
ne ’l bel fresco de ’l nostro Botticelli.
Vennero a lei le Grazie; ed ella, come
Giovanna, porse in atto di piacenza
il grembialetto a le visitatrici.
Ed esse la chiamarono per nome.
E ancora, parmi, de la lor presenza
risplendono le mie stanze felici.
III.
Quando ne la mia casa, ospite caro,
io t’avrò, se non sien duri li eventi,
in questi di settembre allettamenti
che indugiano pe ’l cielo umido e chiaro,
tesser vorrem di be’ ragionamenti,
lungo le vigne camminando a paro,
o, ne l’ombra, Tibullo e Fiacco e Maro
ornar di sottilissimi comenti.
Ampia in torno sarà pace rurale.
Ma i nostri orecchi udranno ad ogni poco
da la pergola escir suoni di lira.