Non m’avevano i Sogni in lor balía;
chè mi disse la Bella, ad un radore:
—Senti soave odore
di viole, che giunge a quando a quando!—

Su’ freschi venti odore di viole
giungea, soave e forte;
trepidavano li alberi novelli,
in torno; e aprivan loro gemme a ’l sole
le rame ésili e torte;
e verzicavan fitti li arboscelli,
come verdi capelli
ondeggiando ne l’aria ad ogni fiato.
E parevan le morte
ninfe rivivere, e parea rinato
Pane al mondo, ed alfin parean risorte
tutte le deità del tempo andato,
ma quali un dì le vide il Botticelli
in su’ poggi di Fiesole vagando.

BALLATA III.

Ella disse:—Cerchiamo le viole
tra l’erbe, chè non son lungi nascoste.—
(O fiori, che a me foste
cagion di gaudio, vostro pregio io spando.)

Balzai a terra; ed ella, anche d’un salto,
vennemi sovra il petto,
ridendo. Propagaronsi per l’òra
le freschissime risa, in mezzo a l’alto
silenzio; ed il ginnetto
anitrì ver la dolce sua signora.
Noi ci mettemmo allora
su l’odorosa traccia a ricercare
ne ’l bosco giovinetto.
Chini su ’l suol pratío, senza parlare,
noi eravamo intesi a quel diletto.
S’udivano i cavalli pascolare
da presso e impazienti ad ora ad ora
scuoter li arcioni, forte respirando.

BALLATA IV.

Piovea su ’l verde il sol di marzo, infranto,
però che avea co’ rami allegra lotta.
E le man d’Isaotta
sparivano in tra ’l verde, a quando a quando.

Oh mani belle, oh mani bianche e pure
come ostie in sacramento,
dolci a li afflitti, prodighe, regali
meglio che a’ tempi gai de l’avventure!
Oh mani che il cruento
cuor nostro ignavo e le piaghe mortali
e tutti i nostri mali
con infinita carità guariste,
ed a ’l nostro tormento
le porte d’oro de’ bei sogni apriste,
e a ’l nostro ardore cieco e vïolento
in coppa d’oro un vin sereno offriste!
Oh bianche mani, oh gigli spiritali
tra le viole, ne ’l chiarore blando!

BALLATA V.

Riprendemmo la via, con i ginnetti
ch’eran più vivi e più giocondi. Al corso
anelavano; e il morso
tingean di calda bava, scalpitando.