e li stami che ardenti
quali raggi da un serto
rompeano da l’aperto
seno a tentare i vènti,
i vivi agili stami
cui d’un volo sonoro
cingean gl’insetti d’oro
laboriosi a sciami,
entro il calice infranto
paiono irrigiditi
verso Dio, come i diti
lunghi e scarni d’un Santo.
Un odore assai fioco,
odor quasi d’incenso
che per un tempio immenso
vanisca a poco a poco,
da ’l giglio umile sale
divotamente a ’l cielo.
Trema il languido stelo.
O Vas spirituale!
ROMANZA
Ne le sue nubi avvolta
la Luna si riposa,
come in profondo letto.
Ridendo, a volta a volta,
sorge come una sposa
ignuda a mezzo il petto.
Ancor su l’acqua splende
trepidamente in arco
il solco de ’l naviglio;
e lungi si protende
la fresca ombra de ’l parco
entro il chiaror vermiglio.
Ne l’aria de la notte
il fior d’arancio effonde
odor più dolce e pieno,
misto a ’l fior d’oleandro.