su ’l marmoreo davanzale;
e le lunghe ésili dita
risplendevano di anelli.
Io sentia dolce la vita

mia fluire ed i capelli
divenir gelidi, quasi
per un’ideal carezza,
da sottil fremito invasi.

III.

Ella, semplice, parlava,
con la sua voce sonora,
lievemente roca a tratti.
Una preziosa flora

nascea lenta ora da ’l mare,
a’ nostri occhi. Li edifizi
giacean spenti in fondo a l’acque.
Pe’ i mirabili artifizi

de la luce ora sorgevano,
come calici di gigli,
alte trombe, e si spandevano;
e nutrite dai vermigli

fumi in cielo prendean tutte
forma d’alberi. Viole
d’improvviso da le arboree
forme piovvero, e ne ’l sole

tutto il mare allora parve
brulicante di meduse.
Ella tacque. Io la guardava.
In quell’attimo confuse

le nostre anime rimasero.
Io non seppi dirle:—V’amo.
Ella, forse paventando
l’ora, disse:—Rientriamo;

è già tardi. Io vi saluto.—
E, tendendo la sicura
man, sorrise un’altra volta.
Quindi uscì.