Non vi ama! Siete stata per lui come l'assillo, l'avete reso furente, l'avete spinto alla morte....

Gioconda Dianti.

Non io, non io l'ho spinto alla morte; ma voi stessa. Sì, per riscattarsi da un vincolo egli ha voluto morire, ma non da quello che mi legava a lui: da un altro, dal vostro, da quello che gli imponeva la vostra virtù o la vostra legge e che lo faceva soffrire intollerabilmente.

Silvia Settala.

Ah, non v'è nulla che voi non osiate travolgere! Da lui, dalla sua bocca, in un'ora in cui tutta la sua anima era alzata nella luce, da lui io l'ho udito:—Se la violenza è valsa a spezzare un giogo, sia benedetta!—Da lui io l'ho udito, quando tutta la sua anima si riapriva nella verità.

Gioconda Dianti.

Ma qui, poche ore prima ch'egli cedesse all'orribile pensiero, qui—tutte queste cose ne sono testimoni—egli mi parlò le più ardenti e le più dolci parole ch'ebbe il suo amore; qui mi chiamò anche una volta vita della sua vita; qui mi disse anche una volta il suo sogno d'oblio, di libertà, di arte, di gioia. E qui mi disse la sua insofferenza del legame, il peso inevitabile della bontà, più crudele d'ogni altro, e l'orrore del supplizio cotidiano, la ripugnanza a rientrare nella casa del silenzio e delle lacrime, la ripugnanza omai divenuta invincibile....

Silvia Settala.

No, no! Mentite.

Gioconda Dianti.