Per sfuggire a quell'angoscia, una sera che tutto gli parve più triste e più muto, egli cercò la morte....
Silvia Settala.
Mentite! Mentite! Io ero lontana.
Gioconda Dianti.
E voi mi accusate d'avergli inflitto un tormento infame, d'essere stata il suo carnefice! Ah, le vostre mani soltanto, le vostre mani di bontà e di perdono, gli preparavano ogni sera un letto di spine ove egli non volle più distendersi. Ma, quando egli entrava qui dove io l'attendeva come si attende il dio che crea, era trasfigurato. Egli ritrovava dinanzi alla sua opera la forza, la gioia, la fede. Sì, una febbre continua gli ardeva il sangue, tenuta accesa da me (e questo è tutto il mio orgoglio); ma al fuoco di quella febbre egli ha foggiato un capolavoro.
Indica col gesto la sua statua che la cortina nasconde.
Silvia Settala.
Non è il primo; non sarà l'ultimo.
Gioconda Dianti.
Certo, non sarà l'ultimo; poichè un altro è pronto a balzare dal suo viluppo di creta, un altro ha palpitato già sotto il pollice animatore, un altro è là semivivo, e attende d'attimo in attimo che il miracolo dell'arte lo tragga intero alla luce. Ah voi non potete comprendere questa impazienza della materia a cui fu promesso il dono della vita perfetta!