Silvia Settala si volge verso la cortina; fa qualche passo, lentamente, con l'apparenza d'un atto involontario, quasi che obbedisca a un'attrazione misteriosa.

È là; la creta è là. Quel primo spiracolo ch'egli vi aveva infuso, io l'ho conservato di giorno in giorno come si bagna il solco dov'è il seme profondo. Non l'ho lasciato perire. L'impronta è là, intatta. L'ultimo tocco, che vi pose la sua mano febrile nell'ultima ora, è là visibile, energico e fresco come di ieri, tanto potente che la mia speranza in mezzo alla frenesia del dolore vi si affisò come a un suggello di vita e ne prese forza.

Silvia Settala s'arresta dinanzi alla cortina, come la prima volta; e vi rimane immobile e muta.

Sì, è vero, voi eravate intanto al capezzale del moribondo, protesa in una lotta senza tregua per strapparlo alla morte; e per questo foste invidiata, e per questo siate lodata in eterno. Voi avevate la lotta, l'agitazione, lo sforzo: avevate da compiere qualche cosa che vi pareva sovrumana e che vi dava l'ebrezza. Io, sotto il divieto, nella lontananza e nella solitudine, non potevo se non raccogliere e stringere—con tutta la volontà contratta—il mio dolore in un vóto. La mia fede era pari alla vostra; certo, si collegò con la vostra contro la morte. L'ultima favilla creatrice partita dal suo genio, dal fuoco divino che è in lui, io non l'ho lasciata estinguere, io l'ho tenuta sempre viva, con una vigilanza religiosa e ininterrotta.... Ah, chi può dire fin dove sia giunta la forza preservatrice di un tal vóto?

Silvia Settala fa l'atto di volgersi con violenza, come per rispondere; ma si trattiene.

Lo so, lo so: è ben semplice e facile quel che io ho fatto; lo so: non è uno sforzo eroico, è l'umile cómpito di un manovale. Ma non è l'atto quel che importa. Quel che importa è lo spirito con cui l'atto si compie; quel che solo importa è il fervore. Nulla è più sacro dell'opera che comincia a vivere. Se il sentimento con cui io l'ho custodita può rivelarsi alla vostra anima, andate e guardate! Perchè l'opera séguiti a vivere è necessaria la mia presenza visibile. Riconoscendo questa necessità, voi comprenderete come io nel rispondere "forse" a una vostra domanda ho voluto rispettare un dubbio che poteva essere in voi ma che non era in me, che non è in me. Voi non potete sentirvi sicura qui come nella vostra casa. Questa non è una casa. Gli affetti familiari non hanno qui la loro sede; le virtù domestiche non hanno qui il loro sacrario. Questo è un luogo fuori delle leggi e fuori dei diritti comuni. Qui uno scultore fa le sue statue. Vi sta egli solo con gli strumenti della sua arte. Ora io non sono se non uno strumento dell'arte sua. La Natura mi ha mandato verso di lui per portargli un messaggio e per servirlo. Obbedisco; lo attendo per servirlo ancora. S'egli ora entrasse, potrebbe riprendere l'opera interrotta che aveva incominciato a vivere sotto le sue dita. Andate e guardate!

Silvia Settala è rimasta dinanzi alla cortina, senza avanzare. Un tremito sempre più forte le scuote la persona, indizio della grande agitazione interiore; mentre le parole della rivale si fanno sempre più pronte e stringenti, divenendo alla fine limpide e ostili. D'improvviso ella si volge, anelante, impetuosa, risoluta alle difese estreme.

Silvia Settala.

No. È inutile. Troppo abili parole. Voi siete esperta in tutti i linguaggi. Trasfigurate in un atto di amore e di fede quel che non è se non un accorgimento e un'insidia. L'opera che fu interrotta doveva perdersi. Con la mano medesima che aveva impresso nella creta il segno di vita, con la mano medesima egli strinse l'arma e la rivolse contro il suo cuore. Egli non dubitò di mettere tra sè e la sua opera il più oscuro degli abissi. La morte è passata di là, e ha reciso ogni legame. Quel che fu interrotto sarà perduto. Ora egli è rinato, è un uomo nuovo, aspira ad altre conquiste. Nei suoi occhi si è fatta una nuova luce; la sua forza è impaziente di creare altre forme. Tutto quel che è dietro di lui, tutto quel che è di là dall'ombra, non ha più alcun potere e alcun pregio. Che mai gli importa che una vecchia creta cada in polvere? Egli l'ha dimenticata. Ne troverà della più recente per infondervi il soffio della sua rinascenza, per modellarla a imagine dell'idea che oggi l'infiamma. Giù, la vecchia creta! Come potete voi mostrarvi convinta d'esser necessaria alla sua arte? Nessuno è necessario all'uomo che crea. Tutto converge in lui. Dite che la Natura vi ha mandato verso di lui per portargli un messaggio. Ebbene egli lo ha accolto, lo ha compreso ed ha risposto con una espressione sublime. Che altro potrebbe egli trarre da voi? Che altro potreste voi dargli? Non è concesso toccare due volte il medesimo vertice, compiere due volte il medesimo prodigio. Voi siete rimasta di là, di là dall'ombra, lontana, sola, su la vecchia terra. Egli va ora verso le terre nuove, dove riceverà altri messaggi. La sua forza sembra vergine, e la bellezza del mondo è infinita.

Gioconda Dianti, sconvolta da quell'inatteso impeto che la respinge, divenendo più acre, esaltando il suo orgoglio, assumendo un'aria di sfida.