Gioconda Dianti, frenetica.
Non è vero. Io, io ero la sua forza, la sua giovinezza, la sua luce. Diteglielo! Diteglielo! Egli è divenuto vecchio; da oggi è vecchio e fiacco e senz'anima. Io porto via con me, diteglielo!, tutto quel che era in lui di più libero, di più ardente e di più fiero. Il sangue che versò là, sotto la mia statua, fu l'ultimo sangue della sua giovinezza. Quello che voi gli avete rinfuso nel cuore è senza fiamma, è debole, è vile. Diteglielo! Io porto via con me, oggi, quel che fu la sua potenza e il suo orgoglio e la sua gioia e tutto. Egli è finito. Diteglielo!
Il furore l'acceca e la soffoca. Sembra ch'ella sia invasa da una torbida volontà distruttiva, come da un dèmone. Tutto il suo essere si contrae nel bisogno di compiere un atto immediato di distruzione. Un pensiero subitaneo precipita quell'istinto verso una mira.
E quella statua che è mia, che m'appartiene, ch'egli ha fatta con la vita che ha spremuta da me a stilla a stilla, quella statua che è mia....
Ella si slancia con un balzo di fiera verso la cortina chiusa, la solleva, passa oltre.
....ebbene, io la spezzerò, l'abbatterò!
Silvia Settala gitta un grido accorrendo per impedire il delitto. Entrambe scompaiono dietro la cortina. S'ode l'anelito d'una breve lotta.
Silvia Settala, gridando.
No, no, non è vero, non è vero! Ho mentito.
Copre le disperate parole lo strepito d'una massa che s'inclina e cade, lo schianto della statua abbattuta; a cui segue un nuovo grido lacerante di Silvia che lo spasimo le trae dalle viscere profonde.