Mio Dio! Mio Dio! Ti son rimaste sotto? Mio Dio! Ti si sono schiacciate.... L'acqua! L'acqua! Non c'è nulla qui.... Aspetta!

Silvia Settala.

Ah che spasimo! Non reggo; muoio. Portami via!

Ella appare, uscendo di tra le pieghe rosse, col viso indicibilmente convulso dallo spasimo; mentre la sorella curva le sostiene le due mani avvolte in un pezzo di tela umida—tolta di su la creta—che s'insanguina.

Che spasimo! Non reggo più.

Ella sta per venir meno; quand'ecco si precipita nella stanza Lucio Settala come un forsennato. Ella trasale, fissando su di lui i suoi gran di occhi lacrimanti ove l'anima disperata muore.

Tu, tu, tu!

Francesca Doni, sostenendo sempre le due povere mani schiacciate che inzuppano di sangue la tela in cui è nascosto lo sfacelo immedicabile.

Reggetela! Reggetela! Ora cade...

Lucio Settala regge tra le sua braccia la dolce creatura sanguinosa, che sta per perdere la conoscenza. Ma, prima di mancare, ella volge lo sguardo semispento verso la cortina come per accennare alla statua.