Francesca Doni.
Ah, che maledizione, che maledizione! La vedete? Finchè era nel suo letto, sotto le sue coperte, fasciata, esangue, tutto l'orrore della cosa non appariva. Ma ora che è in piedi, ora che si muove, cammina, rivede le persone amiche, ritrova le abitudini d'un tempo, si dispone ai gesti che le erano famigliari.... Pensate!
Lorenzo Gaddi.
Sì, è una sorte troppo atroce. Mi ricordo ancora di quel che diceste tanto teneramente, guardandola, in quel giorno d'aprile. "Sembra che abbia le ali!" La bellezza e la leggerezza delle sue mani le davano quell'aspetto di creatura alata. V'era in lei una specie di fremito incessante. Ora sembra che si trascini....
Francesca Doni.
Ed è stato un sacrifizio inutile come gli altri, non è valso a nulla, non ha mutato nulla: ecco l'atrocità della sorte. Se Lucio le fosse rimasto, credo ch'ella sarebbe contenta di avergli potuto dare quest'ultima prova, d'avergli potuto fare anche il sacrifizio delle sue mani vive. Ma ella conosce ormai tutta la verità, nella sua crudezza.... Ah che infamia! Avreste mai potuto credere che Lucio fosse capace di tanto? Dite.
Lorenzo Gaddi.
Anch'egli ha il suo fato, e gli obbedisce. Come non fu padrone della sua morte, così non è padrone della sua vita. Lo vidi ieri. M'aveva scritto al Forte dei Marmi per pregarmi di salire alle Cave e di spedirgli un masso. Lo vidi ieri, nel suo studio. Il suo viso è così scarno che sembra debba divorarglielo il fuoco degli occhi. Quando parla, si eccita stranamente. Ne rimasi turbato. Lavora, lavora, lavora, con una terribile furia: forse cerca di sottrarsi a un pensiero che lo rode.
Francesca Doni.
La statua è ancora là?