Egli guarda inquieto verso la porta, per tema che Silvia possa udire; e abbassa la voce.
Ti sembrò bella; è vero?
Cosimo Dalbo.
Bellissima.
Lucio si copre gli occhi con ambo le palme e resta per alcuni attimi intento come par evocare una visione nell'oscurità.
Lucio Settala, scoprendosi.
Non la vedo più. Mi sfugge. Appare e dispare come in un baleno, confusa. Se l'avessi ora qui davanti, mi parrebbe nuova; gitterei un grido Io l'ho scolpita, con queste mie mani?
Egli si guarda le mani affilate e sensitive. Un'agitazione crescente lo invade.
Non so più, non so più. Nella prima febbre, quando avevo ancora il piombo nella carne e il rombo continuo della morte su l'anima perduta, la vedevo diritta a piè del letto, accesa come una torcia, come se io medesimo l'avessi plasmata in una materia incandescente. Così per più giorni e per più notti io la vidi, a traverso le mie palpebre. S'accendeva con la mia febbre. Quando i miei polsi bruciavano, ella si faceva di fiamma. Pareva che salisse e ribollisse in lei tutto il sangue versato ai suoi piedi....
Cosimo Dalbo, inquieto, guardando anch'egli verso la porta per lo stesso timore.