Cosimo Dalbo.

Deliziosa e inoffensiva. Ella somigliava a un bell'arco, ma le sue frecce non erano avvelenate.

Lucio Settala.

Tu l'amavi?

Cosimo Dalbo.

Come amo il mio cavallo e il mio cane.

Lucio Settala.

Ah, tu eri felice laggiù; la tua vita era facile e leggera. Era dunque l'isola d'Elefantina quella dove io ti vidi approdare, nel sogno. Avrei potuto esser teco! Ma io andrò, partirò. Non desideri di ritornarvi? Io avrò una casa bianca sul Nilo: farò le mie statue col limo del fiume e le alzerò in quella tua luce che me le convertirà in oro.... Silvia! Silvia!

Egli chiama verso la porta, come assalito da una impazienza repentina, da una volontà ansiosa di vivere.

Sarà troppo tardi?