No, no, Silvia; non mi sono mai sentito così bene.... Tu, tu siedi, siedi qui; e io ai tuoi piedi, finalmente, con tutta l'anima mia, per adorarti, per adorarti!
Ella si lascia cadere sul divano ed egli in ginocchio dinanzi a lei. Ella è tutta sconvolta e tremante, e pone le mani su le labbra di lui come per impedirgli di parlare. Le passano così tra le dita l'alito e le parole.
Finalmente! Era come una piena che veniva di lontano, una piena di tutte le cose belle e di tutte le cose buone che tu hai versate su la mia vita da che mi ami; e n'avevo il cuore gonfio, ah così gonfio che dianzi vacillavo sotto il peso e mancavo e morivo d'ambascia e di dolcezza, perchè non osavo dire....
Silvia Settala, bianca in viso, con la voce spenta.
Non dire, non dir più!
Lucio Settala.
Ascoltami, ascoltami. Tutte le pene che hai sofferte, le ferite che hai ricevute senza un grido, le lacrime che nascondesti perchè io non avessi onta e rimorso, i sorrisi di cui velavi le tue agonie, l'infinita pietà pel mio errore, il coraggio invincibile dinanzi alla morte, la lotta affannosa per la mia vita, la speranza tenuta sempre accesa al mio capezzale, le veglie, le cure, l'incessante palpito, l'attesa, il silenzio, la gioia, tutto quel che v'è di profondo, tutto quel che v'è di dolce e d'eroico in te, tutto io conosco, tutto io so, cara, cara anima; e, se la violenza è valsa a spezzare un giogo, se il sangue è valso a riscattarmi, (oh, lasciami dire!) io benedico la sera e l'ora che mi portarono moribondo in questa casa del tuo martirio e della tua fede per ricevere un'altra volta dalle tue mani,—da queste divine mani che tremano,—il dono della vita.
Egli preme la sua bocca convulsa nelle palme di lei; ed ella lo guarda a traverso il pianto che le impregna le ciglia, trasfigurata dalla felicità improvvisa.
Silvia Settala, con la voce spenta e rotta.
Non dire, non dir più! Il cuore non regge.... Tu mi soffochi di gioia.... Una sola parola io attendeva da te, una sola, null'altro; e a un tratto tu m'inondi d'amore, tu mi riempii tutte le vene, tu mi sollevi oltre la speranza, tu trapassi il mio sogno, tu mi dài la felicità che è sopra ogni attesa.... Ah che dicevi tu delle mie pene? Che è mai il dolore patito, che è mai il silenzio costretto, e che è una lacrima, e che è un sorriso, al confronto di questa piena che mi trasporta? Sento che più tardi, per te, per te, mi rammaricherò di non avere a bastanza sofferto.... Forse non ho toccato il fondo del dolore, ma so che ho toccato ora la cima della felicità.