Ella accarezza perdutamente il capo di lui che è abbandonato su le sue ginocchia.

Àlzati! Àlzati! Vieni più vicino al mio cuore, ripòsati sopra di me, abbandónati alla mia tenerezza, premi le mie mani su le tue palpebre, taci, sogna, raccogli le forze profonde della tua vita. Ah non me soltanto tu dovresti amare, non me soltanto, ma l'amore che io ho per te: amare questo mio amore! Io non sono bella, non sono degna dei tuoi occhi, sono una umile creatura nell'ombra; ma il mio amore è meraviglioso, è in alto in alto, è solo, è sicuro come il giorno, è più forte della morte, è capace d'un prodigio: ti darà quel che gli chiederai. Tu potrai chiedergli anche quel che non fu sperato mai.

Ella lo attira verso il suo cuore sollevandogli il capo. Egli tiene gli occhi chiusi e le labbra strette, pallidissimo, inebriato, estenuato.

Àlzati! Àlzati! Vieni più vicino al mio cuore; riposati sopra di me. Non senti che puoi abbandonarti? che nulla al mondo è più sicuro del mio petto? che sempre lo troverai? Ah, io ho pensato qualche volta che questa certezza potesse inebriarti come la gloria....

Standole egli dinanzi col volto levato, ella con ambe le mani gli solca i capelli per discoprirgli la fronte intiera.

Bella fronte possente, segnata, benedetta! Che tutti i germi della Primavera s'aprano nei tuoi pensieri nuovi!

Tremante ella vi preme le labbra. Muto egli tende le braccia verso l'invocatrice. Il tramonto sembra un'aurora.

ATTO SECONDO.

La medesima stanza, la medesima ora. Appare per le finestre un cielo ingombro e mutevole.

SCENA PRIMA.