Ebbene, v'è una donna che ha attirato un uomo nella sua rete con le peggiori lusinghe; che lo ha strappato alla pace della casa, alla nobiltà dell'arte, alla gentilezza di un sogno da lui nutrito per anni col fiore della sua forza; che lo ha travolto in un delirio torbido e violento dov'egli ha smarrito ogni senso di bontà e di giustizia; che gli ha inflitto i tormenti più acuti che possa mai inventare la crudeltà d'un carnefice malato di tedio; che lo ha esausto e inaridito tenendogli accesa di continuo nelle vene una febbre perversa; che gli ha resa intollerabile la vita, che gli ha armata la mano, che lo ha spinto a uccidersi; che infine lo ha saputo moribondo per giorni e giorni sopra un letto lontano, intorno a cui si combatteva una lotta senza tregua contro la morte; e che non ha avuto rimorso, non pietà, non vergogna, ma è rientrata nel luogo sinistro prima che il sangue fosse lavato, meditando di riattaccarsi alla preda, aspettandola di nuovo al varco, calcolando a uno a uno gli effetti della sua temerità e della sua tenacia, promettendosi il piacere di una nuova ruina. V'è una donna che ha fatto questo; che ha detto:—Una forte e nobile vita fioriva liberamente nel mondo: io l'ho abbrancata, l'ho piegata, l'ho abbassata, poi l'ho troncata d'un colpo. Ho creduto di averla distrutta per sempre. Ed ecco che essa rigermoglia, si rinnova, si rialza, può rifiorire! Ecco che intorno a lei le ferite si chiudono, il dolore si calma, la speranza risorge, può sorridere la gioia! Patirò io un tal sopruso? Mi lascerò io così deludere? No. Io ricomincerò, ritenterò, avrò ragione d'ogni resistenza, sarò implacabile.—V'è una donna che ha promesso questo a sè medesima, che ha impugnata la sua volontà come una scure, che è pronta a vibrare i nuovi colpi sorridendo. La conoscete voi? Ella è entrata qui col viso coperto, ha parlato con una voce sorda, ha proferito dianzi una parola gelida, calcolando pur sempre su la sua audacia e su l'altrui remissione. La conoscete?
Gioconda Dianti, senza mutare il modo.
Quella che io conosco è diversa. Soltanto perchè è triste dinanzi a voi, ella parla a voce bassa. Rispetta il grande e doloroso amore che vi fa vivere; ammira la virtù che v'inalza. Mentre parlavate, comprendeva bene che soltanto per consolare un'indicibile disperazione la vostra parola figurava un'imagine così diversa della persona vera. Non v'è nulla d'implacabile in lei; ma ella stessa obbedisce a una potenza che può essere implacabile.
Silvia Settala, amara e altiera.
So che siete esperta in tutti i linguaggi.
Gioconda Dianti.
Che giova questa durezza? Le vostre prime parole avevano un altro suono; e pareva, quando voi mi avete rivolta una domanda, che voleste conoscere semplicemente la verità.
Silvia Settala.
E quale è dunque la vostra verità?
Gioconda Dianti.