Tra il rombo del motore, scorsi dietro il vetro dello sportello il gesto dell'altra mano guantata, un gesto bianco simile a quel che avevo intraveduto alla finestra senza cortine, nella città dei malati e dei morenti. In un attimo, non restò su la via, tra i due solchi delle ruote, se non il riflesso della nuvola abbagliante impigliato nella melma liquida.

La sconosciuta era scomparsa. Per sempre?

Certo, un carro funebre non avrebbe potuto trasportarla per me in un mistero più fondo, in un annientamento più cupo. Quell'assenza e la morte non avevano il medesimo aspetto? Bisognava evocare quel viso da una tenebra eguale a quella del sepolcro.

Risalivo pel cammino già noto, ripassavo pel Quartiere d'inverno; ma non tanto avevo il senso della mia direzione quanto il senso dello spazio percorso da quel destino di carne su la strada diritta ove la luna novella cominciava a segnare le ombre, strazianti di dolcezza per un cuore disperato.

Era già l'ora delle lampade domestiche. A ogni lampada accesa, la mia malinconia traboccava come per nutrirla.

Non riconoscevo la faccia delle case: le quali parevano non aver più altra vita che quella addensata nel cerchio luminoso, ove le ombre venivano ad attingere la luce come al margine quieto d'una fonte. Di là dal cerchio, tutto pareva involto da un vapore di natura umana, come se vi fumasse la febbriciattola vespertina che s'accende al calar del sole nella colonia infetta.

Il crepuscolo era ancóra tanto chiaro che potevo distinguere un ragnatelo stellato tra le verghe d'un cancello, o tra qualche filo d'erba una di quelle piccole sfere raggiate di peluria, delle quali non ho mai saputo il nome, più lievi che il primo laniccio del bozzolo, destinate a involarsi di là dai confini del mondo sotto il soffio d'un fanciullo gonfiagote.

Un pioppo tremolava, solo, vestito d'argento cangiante, all'angolo d'un giardino; e nel tremolìo diceva: «Eccola, eccola».

D'un tratto apparve quella ch'egli annunziava trepido, ma assai più bianca di lui, tutta candore e freschezza, tutta giubilo nuziale, una sposa pudica, abbigliata della sua propria verginità: la fioritura d'un melo!

Ogni apparenza era apparizione al fervore de' miei sensi; ma ognuna era accompagnata da un dolore folgorante che mi pareva quasi corporale, simile a quello che provavo un tempo per l'avidità di respirare profondamente l'aria marina con un torace dove tre costole rotte non eran saldate ancóra.