— Che fai?

Non rattenni il grido, ma potei smorzarlo, davanti al gesto dell'istinto; che egli s'era aggrappato al braccio della donna, quasi fuor di sé, supplichevole e pauroso. E nulla fu più triste del modo ond'egli riescendo a dominarsi tentò di dare a quell'atto involontario l'aspetto d'una familiarità innocente.

Ella arrossì, poi si scostò, e si mise a correre verso il canile; dove già i giovani cani tumultuavano. Entrammo insieme, come nella schiuma d'un'ondata che si rompe. L'altro non osò, temendo l'urto; restò di fuori, contro le sbarre.

— Leda! Leda e i cigni!

L'antico ritmo della Metamorfosi circola tuttavia nel mondo.

Ella pareva ripresa e rifoggiata nella giovinezza della natura, abitata da una sorgente che pullulasse contro il cristallo de' suoi occhi. Ella era la sua sorgente, il suo fiume e la sua riva, l'ombra del platano, il tremolìo della canna, il velluto del musco. I grandi uccelli senz'ali l'assalivano; e certo, quando ella tendeva la mano verso alcuno e lo prendeva pel collo piumoso, ella ripeteva esattamente il gesto della figliuola di Testio.

— Leda e i cigni!

S'era addossata a un tronco, per resistere all'assalto; e, quando io tentavo di scacciare con la frusta e con la voce le bestie folli, ella mi gridava:

— Lasciate! Lasciate!

Era una muta di levrieri barzoi natami nel mese d'agosto dalla candida Thamar; ma l'imagine divina della schiuma pareva legata alla loro nascita come il soprannome ellenico di Venere. Essi venivano in corsa al richiamo come il flutto viene al frangente; e dirò che ogni volta mi stupivo di non udire lo scroscio ai miei piedi? Certo, erano fatti di materie preziosissime; e nessuna conchiglia era delicata come quelle bocche nel passaggio del roseo delle gengive al bianco dei denti. Taluni nei chiari occhi variegati avevano tutte le ramificazioni della flora marina come raccolte in una gocciola incorruttibile.