— Lasciate!
Dritti su le zampe cercavano di leccarle il viso e il collo, smaniosi di carezze; ma uno più degli altri, abbagliante sebbene sparso di qualche macchia leggera come l'ombra del fumo, uno più degli altri la incalzava e premeva.
— Oh! questo! — ella disse con un accento d'amore eleggendolo.
Riescìi ad allontanare gli altri e a lasciarle quel solo.
O imaginazione, onnipotenza del desiderio, pupilla della poesia!
Il cuore mi si empiva di una voluttà sconosciuta. Addossata al tronco, ella aveva contro di sé l'animale palpitante; e gli parlava con quelle parole che la dolcezza scioglie in suoni vani. Il lungo muso le era contro la gota; e la bocca ferina e l'umana avevano la medesima freschezza giovenile. Le dita nude s'insinuavano nel bel manto come nella piuma molle che è sotto l'ala.
Vi sono sguardi che incontrandosi celebrano un mistero in un battito di cigli. Ve ne sono altri, o gli stessi, che si scambiano tal dono ond'è menomato il pregio di tutto il resto.
La paglia di pino secca strideva sotto i passi di noi tre, mentre tornavamo verso il cancello senza parlare. I fusti da una banda splendevano come corazzati di rame, dall'altra nereggiavano come spalmati di pegola. I margini erano gialli di farina selvaggia. Concilii di bruchi stavano raccolti sotto una specie di canavaccio che poteva somigliare tanto a una spoglia di serpe quanto alle cellette d'un favo votato e disseccato. Rabbrividii udendo all'improvviso presso il mio orecchio quella specie di tintinno sinistro che, nella notte lontana, m'aveva evocata la figura del pastore taciturno intento a oprare la sua maglia interminabile. Era la brezza del vespro nelle lunghe foglie fatte a ferro di lancia.
— Addio, dunque — disse il mio amico, presso lo sportello.
— Partirai veramente domattina?