Il vigore, l'ardire, l'eleganza, l'allegrezza, la franchezza, la volubilità, la voluttà di quella musica rinnovavano e rinfrescavano a miracolo in me il senso della vita. Ciascuna sonata, con l'unico suo tema condotto sopra un movimento diviso in due parti, pareva disegnare ogni volta la linea breve d'una perfezione sempre diversa e variare per modulazioni imprevedute l'energia del più limpido elemento.

In un intervallo, quando le mie palpebre erano ancóra abbassate sopra una delle mie imaginazioni incantevoli, mi giunse in un fruscìo tenue un profumo di donna simile all'odore che si parte da un cespuglio scosso; cosicché al primo attimo credetti di non esser turbato se non dal mio medesimo sogno. Amarilli?

Ma, volgendomi, vidi una giovine signora che stava per sedersi nella sedia accanto alla mia; e nel primo aspetto notai la qualità de' suoi occhi che pareva non le servissero a dirigersi. Di sùbito il mondo creato in me da quella musica crollò e si dissipò, come se mi fosse caduta di mano una di quelle sfere cristalline che figurano l'orbe terraqueo nella palma d'un angelo inglese della Creazione. Gli zampilli cessarono di stoccheggiare, le collane cessarono di sfilarsi. L'anima, escita magicamente di sé stessa, balzò indietro di più secoli.


La nostra vita è un'opera magica, che sfugge al riflesso della ragione e tanto è più ricca quanto più se ne allontana, attuata per occulto e spesso contro l'ordine delle leggi apparenti. Né, quando crediamo di dormire e di sognare, siamo noi addormentati ma sì bene il Mago s'assonna tralasciando di condurre le nostre virtù verso le virtù delle cose con l'arte sua improvvisa e infallibile. Abbandonati per un tratto a noi stessi, potremmo forse spiarlo e conoscerlo come potremmo osservare il nostro segreto s'egli non fermasse in noi un qualche congegno, al modo dell'operaio che introduce un chiodo o una scheggia nella macchina per renderla inservibile. Ma l'uomo veglia di continuo, fin dal cominciamento del mondo; e nessun Macbeth può, in verità, uccidere il sonno che mai non gli si accosta.

Il sonno umano è un errore come il tempo e come lo spazio.

Il nostro letto non è se non il simbolo d'un rito incompreso o mal compreso, come l'antico catafalco annuale di Adone o quello di Gesù eretto nella navata innanzi Pasqua. Non l'uomo ma l'imagine cèrea d'un dio vi si stende.

Gli occhi della sopravvenuta erano di quelli che ci lasciano perplessi e disperati come davanti a una muraglia liscia di roccia senza varco e senza presa. Gli orli delle palpebre induriti e netti come castoni li legavano come questi legano le gemme, e mi facevano pensare agli occhi d'un dio o d'un atleta di bronzo composti d'argento azzurrognolo o di pasta vitrea colati o connessi nella cavità del metallo per essere imperituri e per domandare in perpetuo ai mortali l'offerta o la lode senza concedere alcuna cosa in compenso.

Ma il colore della pelle sul viso nudo era per contro così delicato che non mai tanto m'aveva commosso la prima delle piccole rose scempie che sbocciano dallo stecco del pesco. Era un pallore illuminato non so se da una qualità insigne del sangue o dalla potenza della modellatura, non avendo io ancor mai veduto i piani d'una faccia vivente trattati con tal larghezza scultoria che, nell'angustia d'una maschera, potesse ricordarmi i movimenti grandiosi del terreno nei paesi nobili, il ritmo inimitabile della valle e del colle nella stagione più chiara e più tacita.

Mi copersi con la mano la vista; e, chinata la fronte, l'ascoltai per alcuni attimi respirare di là dalla musica, o forse in fondo alla musica che mi pareva non più correre lungo la tastiera ma agguagliarsi e quietarsi come quei ricetti d'acqua lasciati a vespro su la spiaggia dalla marea quando la mia imaginazione nutrita dal Mediterraneo dà una causa alla loro sublime bellezza fingendovi trasportata qualcuna delle statue che naufragarono sotto le Cicladi.