Mosso da non so che sentimento di necessità, mi volsi; andai verso la tavola, raccolsi tutti i quaderni, ne feci un fascio; tornai con esso verso il cruscaio. “Ecco.„
Egli aveva aperto sul burattello del suo cuore con le due mani ossute il zimarrino, a quel modo che s’apre un tabernacoletto di due usciuoli.
“Ecco il Componimento„ dissi, forzando la voce come per farmi intendere da un sordo, giacché egli era doventato mutolo.
E, dopo avergli introdotto in corpo il manoscritto caldo, sul quale il zimarrino si chiuse e abbottonò, volli dargli un leggero sorgozzone per rimettergli al posto la mascella. Sùbito la lingua, che si moveva a vuoto, rifavellò con un rumore di frullone, a salti, a intoppi. “Tre sono i luoghi, o libri, ne’ quali può essere il Componimento registrato; tratti i nomi sempre dal frumento che si macina, l’uno detto lo Stacciato, l’altro il Farina, il terzo il Fiore. Quando il Componimento non passa, si pone nello Stacciato, ove, come nell’infimo luogo, vien condannato. Quando ha ottenuto la maggior parte de’ voti favorevoli, si pone nel Farina, per di quindi, quando che sia, dopo un’altra stacciatura, salire nel Fiore.„
Su l’ultima sillaba la bazza ricascò, si ricongiunse al pomo d’Adamo.
“Salir nel Fiore, salir nel Fiore!„ sospirai dal profondo. E gli diedi un secondo sorgozzone più netto, per rincastrarlo ricongegnarlo e riarticolarlo meglio.
La non disperi, sa. La non disperi„ squittì dileguandosi come lo spaventacchio d’un orto portato via da un colpo di vento. E mi parve che il mio mazzamurello si desse a inseguirlo, di sotto alle magnolie e alle camelie, passando a traverso il ragnatelo di ferro battuto.
Eccoti dunque, o amico, questa mia bene stacciata prosa. La mando, per testimonianza d’una maniera d’amore che non si può rompere, a te che mi fosti sempre congiunto di compagnia da non potere dividere, come direbbe il Beato. Pur quando ero a comporla, mi sembrava da me distante; e nondimeno ogni frase così polita, se la rileggevo attento, mi ammaestrava su la conoscenza di me medesimo; ché sempre lo stile non è se non una incarnazione illuminante, ed ogni pittura non è se non l’imagine del pittore. Sentirai qui più d’una volta, sin nell’ordine sintattico, la stessa mano che stropicciava e soffregava con arte i muscoli del sensibile levriere.
Ora, ahimè, per questa mano comprendo come quel nostro antico sonatore di liuto smanioso di superarsi fosse disperato di non somigliare le due figliuole di Marco Volcatio, ciascuna delle quali aveva sei e sei dita! Chi troverà la nuova intavolatura?