Ambedue salirono adagio per la scala di mattoni che sorgeva nell'angolo più oscuro, la femmina innanzi, l'uomo indietro. In cima alla scala era una stanza bassa, impalcata di travature. Sopra una parete era incrostata una madonna di maiolica azzurrognola; e davanti le ardeva in un bicchiere pieno d'acqua e d'olio un lume, per voto. Le altre pareti copriva, come una lebbra multicolore, una quantità d'imagini di carta in brandelli. L'odore della miseria, l'odore del calore umano nei cenci, empiva la stanza.

I due ladri si avanzavano verso il letto cautamente.

Stava su 'l letto maritale il vecchio, immerso nel sonno, respirante con una specie di sibilo fioco a traverso le gengive senza denti, a traverso il naso umido e dilatato dal tabacco. La testa calva posava di sbieco sopra un guanciale di cotone rigato; su la bocca cava, simile a un taglio fatto su una zucca infracidita, si rizzavano i baffi ispidi e ingialliti dal tabacco; e uno degli orecchi visibile rassomigliava all'orecchio rovesciato di un cane, essendo pieno di peli, coperto di bolle, lucido di cerume. Un braccio usciva fuori delle coperte, nudo, scarno, con grossi rilievi di vene simili alle gonfiezze delle varici. La mano adunca teneva un lembo del lenzuolo, per abitudine di prendere.

Ora, questo vecchio ebete possedeva da tempo due marenghi avuti in lascito non si sa da qual parente usuraio; e li conservava con gelosa cura dentro una tabacchiera di corno in mezzo al tabacco, come alcuni fanno di certi insetti muschiati. Erano due marenghi gialli e lucenti; ed il vecchio vedendoli ad ogni momento e ad ogni momento palpandoli nel prendere tra l'indice e il pollice l'aroma, sentiva in sè crescere la passione dell'avarizia e la voluttà del possesso.

L'Africana si accostò pianamente, trattenendo il respiro, mentre Passacantando la incitava con i gesti al furto. Si udì per le scale un rumore Ambedue ristettero. La tortora spennacchiata e zoppa entrò saltellando nella stanza; trovò il nido in una ciabatta, a piè del letto maritale. Ma come ancora, nell'accomodarsi, faceva strepito, l'uomo con un moto rapido la serrò nel pugno, con una stretta la soffocò.

— Ci sta? — chiese all'Africana.

— Sì, ci sta, sott'a lu cuscine... — rispose quella mentre insinuava sotto il guanciale la mano.

Il vecchio, nel sonno, si mosse, mettendo un gemito involontario, ed apparve tra le sue palpebre un po' del bianco degli occhi. Poi ricadde nell'ottusità del sopore senile.

L'Africana, per l'immensa paura, divenne audace; spinse la mano d'un tratto, afferrò la tabacchiera, e, con un moto di fuga, si rivolse verso le scale; discese seguita da Passacantando.

— O Die! O Die! Vide che so fatte pe' te!... — balbettava, abbandonandosi addosso all'uomo.