Il giorno cadeva lentamente. Il cielo diafano era tutto sparso d'aquiloni che si ritraevano verso terra ondeggiando. Le campane propagavano nell'aria sonora un rombo continuo e profondo.
Ciro pensò:
— Ora mi metto alla porta della chiesa.
E si trascinò verso quel luogo.
La chiesa in fatti era aperta. Si vedeva in fondo l'altare illuminato di fiammelle tremolanti, come una costellazione. Usciva fuori l'aroma dell'incenso e del belzuino, svanito. Di tanto in tanto, l'organo gittava un gran fascio di suoni.
Ciro, d'improvviso, sentì velarsi gli occhi da nuove lacrime. Egli pregò nel suo cuor religioso:
— O Signore, Dio mio, aiutami tu!
L'organo mise un tuono che fece vibrare i pilastri come stromenti; poi si rallegrò di note chiare. Sorsero le voci dei cantori. E i devoti e le devote entravano, a due, a tre, per la porta unica. Ciro non osava ancora tendere la mano. Un mendicante, poco discosto, chiese lamentevole:
— La carità, per l'amore di Dio!
Allora il muto ebbe onta. Vide entrare nella chiesa la matrigna, tutta raccolta sotto la mantatura nera. Pensò: