Le donne della parentela, con su 'l capo un canestro di grano e su 'l grano un pane e su 'l pane un fiore, si avanzavano per ordine, tutte in una stessa attitudine semplice e quasi jeratica, simili alle canèfore dei bassirilievi ateniesi, cantando. Come giungevano alla casa, presso il talamo, si toglievano il canestro dal capo, prendevano un pugno di grano e, a una a una, lo spargevano su la sposa, pronunziando una formola d'augurio rituale in cui la fecondità e l'abbondanza erano invocate. Anche la madre compiva la cerimonia frumentaria, fra molte lacrime; e con un panello toccava alla figlia il petto, la fronte, le spalle, dicendole parole di dolente amore.
Poi, nella corte, sotto un'ampia stuoia di canne o sotto un tetto di rami, incominciava il convito. Mungià, a cui non anche la virtù visiva era venuta meno nè eran sopraggiunti i mali della vecchiezza, diritto nella magnificenza di una zimarra verde, e tutto sudante e fiammante e soffiante entro il clarinetto la maggior forza dei pulmoni, incitava i compagni con battere di piedi su 'l terreno. Il Golpo di Càsoli fustigava la viola irosamente; Quattòrece con fatica teneva dietro alla crescente furia della moresca, sentendosi aspri traverso il ventre passar gli stridori dell'arco e delle corde. Lucicappelle, erto la testa in aria, stringendo con la sinistra in alto le chiavi della chitarra e con la destra pizzicando le due forti corde metalliche, sogguardava le femmine che ridevano luminose al fondo in tra la letizia delle fioriture.
Allora il Mastro delle cerimonie recava le vivande in amplissimi piatti dipinti; i vapori salivano come una nebbia disperdendosi nel fogliame; i vasi del vino, dalle anse bene usate, passavano d'uomo in uomo; le braccia allungandosi e intrecciandosi su la mensa, tra i pani cosparsi d'anice e i formaggi più tondi che il disco della luna, prendevano aranci, mandorle, olive; gli odori delle spezie si mescevano ai freschi effluvi vegetali; e di qua, di là, entro bicchieri di liquori limpidi i commensali offerivano alla sposa piccoli gioielli o collane dai grossi acini avvolte come grappoli d'oro. Su 'l finire, negli animi una gran gioia bacchica si accendeva; i clamori crescevano; fin che Mungià, avanzandosi, a capo scoperto, con in mano un bicchiere colmo, cantava il bel distico rituale che nei conviti della terra d'Abruzzi suol dischiudere ai brindisi le bocche amiche:
Quistu vino é dòlige e galante;
A la saluta de tutti quante!
LA GUERRA DEL PONTE. FRAMMENTO DI CRONACA PESCARESE.
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Verso gli idi d'agosto (per tutte le campagne il grano lavato si asciugava felicemente al sole), Antonio Mengarino, un vecchio agricoltore pieno di probità e di saggezza, stando nel Consiglio del Comune a giudicare su le cose pubbliche, come udì taluni consiglieri cittadini discorrere a voce bassa del cholèra che in qualche provincia d'Italia andavasi ampliando e udì altri proporre ordini a conservazion della salute ed altri esporre timori, si fece innanzi con un'aria tra di incredulità e di curiosità ad ascoltare.
Erano con lui nel Consiglio, agricoltori, Giulio Citrullo della pianura e Achille di Russo dei colli; e il vecchio, mentre ascoltava, volgevasi di tratto in tratto a quei due con cenni delle palpebre e delle labbra come per avvertirli dell'inganno ch'egli credeva si celasse nelle parole dei consiglieri signori e del sindaco.
Finalmente, non più potendo trattenersi, disse, con la sicurtà di un uomo che sa e vede molto: