Poi, a poco a poco, le leggende si formavano e di bocca in bocca variavano, e, se bene recenti, divenivano meravigliose. Una diceva che al Palazzo del Comune erano giunte sette casse di veleno distribuito dai Governanti perchè fosse sparso nelle campagne e mescolato nel sale. Le casse erano verdi, cerchiate di ferro, con tre serrature. Il sindaco aveva dovuto pagare settemila ducati per sotterrar le casse e liberare il paese. Un'altra voce recava che al sindaco i Governanti davano cinque ducati per ogni morto. La popolazione era troppo grande: toccava ai poveri morire. Il sindaco stava facendo le liste. Ah, si arricchiva, il figlio di Sciore, questa volta!


Così il fermento cresceva. Gli agricoltori al mercato di Pescara nulla compravano, nè portavano mercanzia in traffico. I fichi dagli alberi, giunti a maturità, cadevano e si corrompevano su 'l suolo. I grappoli rimanevano intatti fra i pampini. I ladroneggi notturni più non seguivano, poichè i ladri temevano di cogliere frutti attossicati. Il sale, l'unica merce presa nelle botteghe della città, era prima offerto ai cani e ai gatti, per esperimento.

Giunse quindi un giorno la novella che a Napoli i cristiani morivano in gran numero. E al nome di Napoli, di quel gran reame lontano dove Ggiuanne senza pahure un dì trovò fortuna, le imaginazioni si accendevano.

Sopravvennero le vendemmie. Ma, come i mercanti di Lombardia compravano le uve nostrali e le portavano nei paesi del settentrione per trarne vini artifiziosi, la letizia del rinato mosto fu scarsa e poco le gambe dei vendemmiatori si esercitarono a danzare nel tino e poco si esercitarono al canto le bocche feminili.

Ma, quando tutte le opere della raccolta furono terminate e tutti gli alberi furono spogliati dei loro frutti, cominciarono i timori e i sospetti a dileguarsi; poichè oramai eran diminuite pe' i Governanti le opportunità di spargere il veleno.

Grandi piogge beneficatrici caddero su le campagne. Il terreno ora, nutrito d'acqua, andavasi temperando pe 'l lavoro dell'aratro e per la seminagione, co 'l favore dei dolci soli autunnali; e la luna nel primo quarto influiva su la virtù dei semi.


Una mattina, per tutto il territorio si sparse d'improvviso la voce che a Villareale, presso le querci di Don Settimio, su la riva destra del fiume, tre femmine erano morte dopo aver mangiato in comune una minestra di pasta comprata nella città. L'indignazione irruppe da tutti gli animi; e con maggior veemenza, poichè tutti oramai s'erano pacificati in una securtá fiduciosa.

— Ah, va bbone; lu fije de Sciore nen ci ha vulute arnunzià a lì ducate... Ma a nu nen ce po fa' niente mo, pecché frutte nen ce ne sta, e a Piscare nen ci jeme.