— Oh! ecco Don Paolo!
Veniva in contro con la sua bella placidezza Don Paolo Seccia, un ottuagenario ancora aspro e verde come un ginepro.
— Venite con noi, Don Paolo: usciamo fuori.
Tutti i macelli per la via di qua, di là, avevano i loro manzi freschi penzolanti in mezzo alla porta: l'odore della carne bovina si spandeva dalle ventraie aperte e assaliva le nari. Più in su, lunghe file di maccheroni stavano attelate al lume della luna che le guardava dalla cima di un'antenna soperchiante la caserma. Gruppi di soldati si affollavano in torno alle rivenditrici di frutta, vociferando.
— Andiamo alla Bandiera — disse Teodora, dando la precedenza a Don Paolo ed a Camilla.
Orsola passò in mezzo a tutti quei romori e quegli odori forti, stordita. Cominciava alfine uno sbigottimento vago a sommuoversi dal fondo, a torcerle la bocca nel riso, nelle parole, a impedirle la lingua. Anche certi piccoli tormenti fisici la molestavano e la richiamavano alla realità delle cose. Ella non sapeva più sfuggire a sè stessa: le moriva la voce fra i denti, l'angoscia le serrava la gola, il fantasma del peccato enorme e irrimediabile le si drizzava dinanzi. Ella ora si sentiva morire dalla fatica di reggersi in piedi, di mettere i passi: si sentiva percossa dalla spietata animazione della vita nella strada che è di tutti.
— Dunque, comare mia, quel guercio del marito senza saper nulla di nulla... — diceva Teodora riannodando la maldicenza interrotta.
Andavano per la Bandiera. Il ponte a battelli, su la sinistra, cavalcava il fiume. Dall'altro lato, la mole cupa e grave del bastione si disegnava nel chiarore. I vecchi cannoni di ferro, piantati con la bocca nel terreno, si dilungavano in fila trattenendo le gómene; grandi áncore di ferro ingombravano lo scalo. Nelle tolde, a riva, i marinari sotto le tende mangiavano e fumavano: le tende illuminate contrastavano con un rossore sanguigno l'albore della luna. Intorno alle proe, su l'acqua larghe chiazze come di materia liquefatta fluttuavano lentamente.
— ... mandò a chiamare Don Nereo Memma, figuratevi! — seguitava Teodora, implacabile.
— Chi parla del dottor Dulcamara? — fece Don Paolo, a cui era giunto quel nome, ridendo dalla franca bocca ancora armata di avorii.