— Bisogna condurle sotto i fiori — disse Antonello dolcemente.
— Guarda quanti! — io seguitai, abbandonandomi al novissimo piacere con più confidenza perchè sentivo già di poterne trasfondere almeno una parte in quelle povere anime chiuse. — Sono felice che sieno miei, Oddo.
— Bisogna condurle sotto i fiori — ripetè Antonello dolcemente, come trasognato.
Mi pareva che i suoi occhi febrili si rinfrescassero nella visione di quelle cose pure e che le sue parole piane mescolassero a quelle cose le imagini indistinte delle tre sorelle: “Massimilla prega; Violante si uccide coi profumi; Anatolia è quella che ci fa vivere, è l'anima nostra.„
— Ferma! — ordinai al cocchiere, sollevandomi a un tratto, colpito da un pensiero subitaneo che mi fece gioire singolarmente. — Scendiamo; entriamo nel campo. Voglio che portiate a casa un fascio di rami. Sarà una festa, laggiù.
Oddo e Antonello si guardarono un po' confusi, un po' sorridenti, quasi timidi, come dinnanzi a un fatto impensato e straordinario che nel tempo medesimo li sbigottisse e li empisse d'una sensazione deliziosa. Essi mi avevano mostrato il loro male, mi avevano rivelata la loro pena, mi avevano parlato del triste carcere ond'erano esciti e dov'erano per rientrare; ed ecco, su la via aperta, io li invitavo a riconoscere e a festeggiare la primavera: la primavera ch'essi avevano dimenticata, ch'essi parevano rivedere per la prima volta dopo lunghi anni e considerare con un misto di temenza e di allegrezza, come un miracolo.
— Scendiamo!
Non più io mi sentivo stanco, ma sentivo in me la consueta abondanza di vita e quella elevazione che dánno allo spirito gli atti spontanei di generosità. Io era liberale di me a quei due indigenti, li riscaldavo con la mia fiamma, li abbeveravo col mio vino. Leggevo già nei loro occhi (ed essi mi guardavano quasi di continuo) una specie di sommessione e di dedizione fiduciosa. Essi già mi appartenevano entrambi; ed io poteva esercitare su loro il beneficio e il predominio senza fallire.
— Che aspetti? Non discendi? — chiesi ad Antonello che, col piede sul predellino, pareva esitare come davanti a un pericolo.
Egli aveva ancora quel suo sorriso contratto. Fece uno sforzo visibile nel mettere il piede a terra; vacillò come se nel calcolare l'altezza si fosse ingannato; e i suoi primi passi furono saltellanti e mal fermi. Lo aiutai nel varcare la callaia. Sentendo cedere le zolle, egli si soffermò; e, rivolto agli alberi fioriti, respirò forte, accolse tutta la bella apparenza ne' suoi occhi chiari, ne rimase quasi abbacinato.