Sorrideva senza avanzare, attendendo che noi le giungessimo da presso; e pareva ch'ella offrisse al mio sguardo attonito la sua bellezza intera in quell'attitudine calma, su quella soglia verde ove forse le sue dita avevano reciso le numerose viole che le ornavano la cintura. Mi tese la mano guardandomi in volto, e mi disse con una voce che era la perfetta espressione musicale della forma onde esciva:
— Siate il benvenuto. Noi vi aspettavamo già da ieri. Oddo e Antonello ci portarono invece il vostro dono, che non fu meno gradito.
Io le dissi:
— Rientro nel vostro dominio dopo molti anni ricordandomi che ci venni la prima volta accompagnando mia madre, e già provo il rammarico d'esserne rimasto troppo tempo lontano. Partendo da Roma io sapevo che avrei trovato a Rebursa una casa vuota ma non sapevo che Trigento mi avrebbe compensato con tanta larghezza. Io vi debbo molta riconoscenza....
— Vi dovremo noi riconoscenza — ella interruppe — se non vi parrà grave la nostra compagnia. Voi sapete che questo luogo è senza gioia.
— Anche la tristezza ha la sua bontà per chi la sa gustare, non è vero?
— Forse.
— E poi, veramente, da che ho oltrepassato il cancello, io non ho qui se non sensazioni squisite. Questo grande giardino mi sembra delizioso. Come si può non sentire la poesia della sua vecchiezza? Ieri, quando vidi Oddo e Antonello pieni di meraviglia d'avanti a quei mandorli come se non avessero mai guardato un albero fiorito, pensai che qui tutto fosse arido e morto. Invece trovo qui dentro una primavera più dolce di quella che ho lasciata fuori. Non vi siete voi forse stancata a cogliere le mammole nell'erba? Ne avete carica la cintura!
Ella sorrise abbassando gli occhi sul suo fianco e toccando con le sue dita nude le viole che l'ornavano.
— Voi venite dalla città — ella disse con quella sua voce sonora ma pur velata, in cui la ricchezza del timbro era un poco spenta come da un'incrinatura esilissima — voi venite dalla città e la campagna vi dà le sue primizie.