— Non so; ma certe cose debbono sembrar sempre nuove.

— Noi non le vediamo e non le amiamo più, certe cose — disse Oddo con malinconia. — Forse Violante non sente l'odore dei fiori che coglie.

— È vero? — le chiesi volgendomi verso di lei, incontrando con gli occhi il suo profilo marmoreo reclinato sotto la capellatura voluminosa e divenuto impassibile come quello delle statue immortali.

— Che cosa? — ella domandò, in atto di chi torni da un'assenza, non avendo udito le parole del fratello.

— Dice Oddo che voi non sentite l'odore dei fiori che cogliete. È vero?

Un tenue rossore le colorì il sommo delle gote.

— Oh no! — rispose con una vivacità che contrastava i ritmi lenti cui pareva sottomessa la sua vita. — Non credete a Oddo. Egli dice così perchè io amo i profumi acuti; ma sento anche i più deboli, sento anche quelli delle pietre....

— Delle pietre? — fece Oddo ridendo.

— Che sai tu, Oddo? Taci.

Eravamo su per le grandi scalee coperte di pergole, salienti in ordinanza simmetrica verso il palazzo; ed ella ascendeva tra noi due, con lentezza, di grado in grado. Poichè i gradi erano assai larghi, ella su ciascuno faceva un passo e si soffermava un istante prima di sollevare il piede sul rialto, successivamente; e la vicenda voleva ch'ella sollevasse sempre il medesimo piede. Affaticata dalla frequenza dell'atto, ella abbandonava alquanto il busto su la flessione del ginocchio rilasciando la volontà orgogliosa che pur dianzi ergeva la sua figura a similitudine del perfetto stelo. Una mollezza impreveduta ondeggiava allora nel corpo superbo; un ritmo nuovo ne rivelava le grazie quasi direi obedienti, le virtù pieghevoli di amore. Così forte era il potere emanato da quella creatura bella che io non sapevo distrarre i miei occhi dai suoi moti; e mi trattenevo in dietro per circondarla col mio sguardo intera. Ella pareva respingere il mio spirito verso l'epoca meravigliosa in cui gli artefici estraevano dalla materia dormente le forme perfette che gli uomini consideravano come le sole verità degne di essere adorate in terra. E io pensava, guardandola, salendo dietro la sua traccia: “È giusto ch'ella rimanga intatta. Ella non potrebbe essere posseduta senza onta se non da un dio.„ E, mentre il suo capo sovrano passava nella luce come in un elemento natale, io sentivo che la sua bellezza era per attingere la perfezione della maturità, l'ora breve del massimo pregio; e ringraziavo la fortuna d'avermi concesso un tanto spettacolo. “Ah io l'adorerò ma non oserò amarla; non oserò guardare nella sua anima per sorprendere il suo segreto. Pure ogni suo moto rivela ch'ella è fatta per l'amore; ma per l'amore sterile, per la voluttà che non crea. Giammai le sue viscere porteranno il peso difformante; giammai l'onda del latte sforzerà il puro contorno del suo seno.„