— Che profumo! — esclamai, deliziato da quella sensazione impreveduta. — È il profumo della duchessa di Cublana?

E per qualche attimo tenni il mio spirito sospeso nella molle atmosfera creata dal fascino della dama antica, imaginando una piccola bocca rotonda come una fragola, un'alta capellatura carica di cipria e una veste di broccatello gonfiata dal guardinfante.

La portantina odorava come un cofano di nozze, dentro tappezzata d'un velluto verde come la foglia del salice e ornata d'uno specchietto ovale per ciascun fianco, fuori tutta quanta dorata e dipinta con gusto sopraffine, arricchita di delicatissimi intagli nelle cornici e nelle commessure, resa più armonica e più dolce alla vista dal suo velo secolare: amabile opera d'una fantasia leggiadra e d'una mano sapiente.

— O forse siete voi, Donna Violante, — soggiunsi — che avete vuotato su questo velluto così tenero una delle vostre fiale, per omaggio all'ava famosa?

— No, non io — fece ella, quasi con indifferenza, come rioccupata dal tedio consueto, come ridivenuta estranea.

— Andiamo, dunque — sollecitò Anatolia traendo il padre ch'ella teneva ancóra al suo braccio. — In questa sala c'è sempre un gran freddo.

— Andiamo — ripetè Antonello rabbrividendo.


Si udiva già dal più alto gradino il romore dell'acqua, roco prima poi sempre più chiaro e più forte.

— La fontana è riaperta? — fece il principe.