— L'abbiamo riaperta dianzi — disse Anatolia — in onore dell'ospite.

— Hai notato, Claudio, nel cortile il gioco degli echi? — mi chiese Don Luzio. — È straordinario.

— Veramente straordinario — io risposi. — È un effetto di sonorità prodigioso. Pare l'artificio di un musico. Credo che un armonista attento troverebbe qui il segreto di accordi e di dissonanze sconosciuti. Ecco una scuola incomparabile per un orecchio delicato. Non è vero, donna Violante? Voi siete per la fontana, contro Antonello.

— Sì — ella disse con semplicità — io amo e comprendo l'acqua.

Laudato si, mi Signore, per sor acqua.... Vi ricordate, Donna Massimilla, del Cantico di San Francesco?

— Certo — rispose con un sorriso tenue la fidanzata di Gesù, arrossendo. — Io sono una clarissa.

Il padre l'accarezzò malinconicamente con lo sguardo.

— Suor Acqua! — la chiamò Anatolia, sfiorandole con le dita la benda liscia dei capelli che le scendeva su la tempia. — Prendi questo nome.

— Sarebbe superbia — fece la clarissa, con una umiltà ridente.

Ella mi rimise nella memoria, con una leggera variante, la sentenza della Beata: Symphonialis est aqua.