Eravamo tutti là, presso la fontana sonora. Ogni bocca dava le sue note con una canna di vetro simile a una tibia ricurva. La conca di sotto era già colma e i quattro cavalli marini vi stavano sommersi fino al ventre.
— Il disegno è dell'Algardi bolognese, — disse il principe — dell'architetto d'Innocenzo X, ma le sculture furono eseguite dal napoletano Domenico Guidi, da quello stesso che eseguì in gran parte l'alto rilievo d'Attila a San Pietro.
Come Violante erasi di nuovo appressata al margine della conca, io guardavo la sua imagine riflessa nella sfera liquida ove un tremolio continuo scomponeva i lineamenti fra le zampe dei cavalli.
— Un episodio tragico è legato a questa fontana, — soggiunse il principe — un episodio che fu poi il motivo di qualche credenza superstiziosa. Non lo conosci?
— Non lo conosco — risposi. — Ma raccontatemelo, se non vi dispiace.
E guardai Antonello, ripensando l'anima perduta che lo tormentava e lo spaventava di notte. Anch'egli ora teneva gli occhi intenti all'imagine di Violante tremula in fondo all'acqua.
— Qui, in questo bacino, morì annegata Pantea Montaga, — cominciò Don Luzio — al tempo del vicerè Pietro d'Aragona....
Ma s'interruppe.
— Ti racconterò un'altra volta.
Compresi ch'egli aveva ritegno a risuscitare quella memoria in presenza delle figlie; e non volli insistere.