Ella sorrise; e mi sembrò che le sue gote si colorassero in sommo come per un bagliore fuggevole. Poche ore erano trascorse; e io mi stupii d'avere smarrita la nozione esatta del tempo. Quel breve intervallo m'appariva tutto pieno di avvenimenti confusi che gli davano nella mia coscienza una durata illusoria, senza limite certo. Non potevo ancora misurare la gravità della vita che avevo vissuta in quel claustro dal punto in cui il mio piede s'era posato su la soglia; ma sentivo che una cosa oscura, di conseguenze incalcolabili, già stava per risolversi in me, fuor d'ogni mio volere; e pensavo che il mio presentimento mattutino su la via solitaria non era stato fallace.

— Perchè non ci sediamo un poco? — chiese Antonello, quasi supplichevole. — Non siete ancora stanchi?

— Sediamoci — assentì Anatolia, con la sua dolce condiscendenza abituale. — Anch'io sono un poco stanca. È forse l'effetto della primavera.... Che odore di mammole!

— Ma il vostro biancospino? — esclamai volgendomi a Massimilla, per mostrarle che non avevo dimenticata la sua offerta.

— È ancora lontano — ella rispose.

— Dove?

— Laggiù.

— Massimilla ha i suoi nascondigli — fece Anatolia ridendo. — Quando si nasconde, nessuno la ritrova.

— Come l'ermellino — io aggiunsi.

— Poi — ella continuò scherzevole — di tanto in tanto fa un'allusione misteriosa a qualche piccola meraviglia conosciuta da lei sola, ma con prudenza, conservando sempre il segreto, senza conceder mai nulla alla nostra curiosità. Voi oggi, pel biancospino, siete l'oggetto d'uno speciale favore....