— Voi avete oggi l'aspetto d'un angelo che rechi il buon messaggio — io le dissi. — È tutto in voi lo spirito d'aprile.
Ella mi porse la mano ch'io presi e tenni nella mia alquanto.
— Che cosa dunque dovete annunziarmi? — le domandai leggendole negli occhi la novità che la trasfigurava.
Ella si smarrì, sotto il mio sguardo; e anche una volta si tinse d'un rossore che mi parve quasi violento in quella pallidezza.
— Nulla — rispose.
— Eppure — io le dissi — v'è in tutta la vostra figura un'annunciazione. Voi me la comunicherete senza parlare, se mi concederete di camminare al vostro fianco per qualche tratto. Non ho mai sentito come in questo momento, Massimilla, la vostra armonia.
Ella certo credeva ch'io le parlassi di amore, tanto era confusa. E raggiava da tutta la sua figura uno spirito di gentilezza così vivo ch'io ripensai quelle gentili donne adunate nelle imaginazioni di Dante giovine; dalle cui labbra a quando a quando, come cade “l'acqua mischiata di bella neve„, cadono parole mischiate di sospiri. E poichè io l'amava inumanamente, anche mi tornarono alla memoria alcune delle antiche parole. “A che fine ami tu?... Dilloci, chè certo il fine di cotale amore conviene che sia novissimo.„
Noi avevamo lasciato il viale medio per internarci nel labirinto erboso. Cantavano gli uccelli ospiti del claustro, gli insetti lucidi ronzavano intorno; ma il mio orecchio era attento al fruscio che l'orlo della gonna produceva inclinando le cime dell'erbe cresciute.
Confessò alfine Massimilla, con timida voce:
— La mia partenza è differita.