Così avrei voluto interrogare la taciturna e soffrire d'amore con lei.

Io la guardai. Ella soffriva e gioiva.

— Voi portate sempre un libro — io le dissi, per rompere alfine l'incanto ambiguo — al modo di una sibilla.

Ella mi mostrò il volume.

— È il libro che portavo il primo giorno — disse ella, con quel suono indefinibile che rivela nella voce l'umidità delle lacrime.

— E il filo d'erba?

— S'è bruciato.

— Metteteci dunque una rosa rossa.

Ma ella aveva nella sua commozione una grazia così umile, e tanto ingenuamente lasciava trasparire l'intimo ardore da cui era compresa, ch'io non seppi discostarla da me nè seppi rifiutar la dolcezza di sentirla struggere a poco a poco.

— Sediamoci — le dissi. — Leggiamo insieme qualche pagina. Vi piace il luogo?