— Ha dunque germogliato?
— No, non più! — ella rispose chinando la faccia.
Eravamo soli in una piccola scafa che io stesso guidava con l'unico remo. Violante, Anatolia e Oddo erano in altri battelli condotti dai navalestri. Il fiume era quivi così largo e lento che somigliava quasi uno stagno; e una innumerevole greggia di ninfee lo ricopriva. I grandi fiori candidi a foggia di rose galleggiavano tra le foglie lucide esalando un'umida fragranza che pareva posseder la virtù di dissetare.
Quivi Simonetto aveva compiuto le sue erborazioni, nell'autunno micidiale. Io imaginavo la figura del giovine erborista chino su le acque ad esplorare il limo, nel tempo in cui le ninfee stavano per nascondersi. Il suo hortus siccus doveva certo contenere gli esemplari inerti di tutta quella flora acquatica diffusa intorno alla ruina.
Come gli occhi di Massimilla seguivano i moti dei mio remo che a quando a quando fendevano qualche foglia o spezzavano qualche stelo, io dissi pianamente:
— Pensate a Simonetto?
Ella trasalì.
— Come sapete? — mi chiese di nuovo, agitata, coprendosi di rossore.
— So da Oddo....