—Ma ora è al principio.

—Al principio; ma su la natura del male non c'è più dubbio. L'ultima volta che fu qui, io l'udii parlare. Già pronunziava con difficoltà alcune parole.

—Ah, voi l'udiste?

—Sì, signore. Aveva già la pronunzia indecisa, un po' tremolante in alcune parole….

Io incitavo l'albino con l'estrema attenzione, quasi ammirativa, che prestavo alle sue risposte. Credo ch'egli mi avrebbe volentieri distinte le consonanti contro le quali s'era incagliata la lingua del romanziere illustre.

—E ora dov'è?

—È a Napoli. I medici l'hanno sottoposto a una cura elettrica.

—Ah, a una cura elettrica!—ripetevo io con uno stupore ingenuo, come un uomo ignaro, volendo solleticare la vanità dell'albino e prolungare la conversazione.

Veramente, nella libreria stretta e lunga come un corridoio spirava un filo di frescura, per un riscontro. La luce era mite. Un commesso dormiva in pace, su una sedia, col mento sul petto, all'ombra d'un globo terraqueo. Nessuno entrava. Il libraio aveva qualche lato ridicolo che mi divertiva, così bianchiccio com'era, con quella bocca di rosicante, con quella voce nasale. E in una quiete di biblioteca era assai gradevole sentir dichiarare con tanta sicurezza l'infermità incurabile dell'uomo detestato.

—I medici hanno dunque speranza di salvarlo—dicevo, per incitare l'albino.