—Impossibile.

—Dobbiamo sperare che sia possibile, per la gloria delle lettere….

—Impossibile.

—Ma io credo che, nella paralisi progressiva, si dieno casi di guarigione.

—No, signore, no. Egli potrà vivere ancora due, tre, quattro anni; ma non guarire.

—E pure, io credo….

Non so da che mi venissero quella leggerezza d'animo nel prendermi gioco del mio informatore e quella curiosa compiacenza nell'assaporare un mio sentimento crudele. Certo, io godevo. E l'albino, punto dalla mia contraddizione, senza opporre altro, montò su una scaletta di legno posta contro uno scaffale elevato. Gracile com'era, pareva uno di quei gatti randagi, scarsi di carne e di pelo, che si spenzolano all'orlo dei tetti. Montando, urtò col capo un nastro ch'era teso da un angolo all'altro della libreria pel riposo delle mosche. Un nuvolo di mosche gli turbinò intorno con un ronzio fierissimo. Egli discese portando un volume: l'autorità da addurre in favore della morte. E le mosche implacabili discendevano con lui.

Mi mostrò il frontespizio. Era un trattato di patologia speciale medica.

—Ora sentirà.

Cercò nelle pagine. Poiché il volume era intonso, discostò con le dita due fogli congiunti; e aguzzando i suoi occhi bianchicci, lesse per entro: "La prognosi della paralisi bulbare progressiva è sfavorevole…." Soggiunse: