—Il dottore?—domandai a mia madre, ch'era là con un'aria abbattuta.
Ella mi accennò una porta. Io mi diressi verso quella. Entrai. Vidi il dottore presso a un tavolo su cui erano varii medicinali, una busta nera, un termometro, fasce, compresse, fiaschi, alcuni tubi di forma speciale. Il dottore aveva tra le mani un tubo elastico a cui stava adattando un catetere; e dava istruzioni a Cristina, sotto voce.
—Ma dunque?—io gli chiesi bruscamente. Che c'è?
—Nulla di allarmante, per ora.
—E tutti questi preparativi?
—Precauzioni.
—Ma quanto durerà ancora quest'agonia?
—Siamo alla fine.
—Parlatemi franco; vi prego. Prevedete una disgrazia? Parlatemi franco.
—Non si annuncia per ora nessun pericolo grave. Temo però una emorragia; e prendo le mie precauzioni. L'arresterò. Abbiate fiducia in me e siate calmo. Ho notato che la vostra presenza agita molto Giuliana. In quest'ultimo breve periodo ella ha bisogno di tutte le forze che le rimangono. È necessario che voi vi allontaniate. Promettetemi d'obedirmi. Entrerete quando vi chiamerò.