—Via, via—ordinò il dottore, con un gesto imperioso.
Volli obedire. Qualcuno serrò l'uscio dietro di me. Rimasi qualche minuto là, in piedi, ad ascoltare; ma le ginocchia mi vacillavano, ma il battito del cuore soverchiava qualunque altro strepito. Andai a gittarmi sul divano; mi misi il fazzoletto tra i denti, affondai la faccia in un cuscino. Soffrivo anch'io uno strazio fisico, simile forse a quello d'un'amputazione mal praticata e lentissima. Gli urli della partoriente mi giungevano a traverso l'uscio. E ad ognuno di quelli urli io pensavo: "Questo è l'ultimo." Negli intervalli udivo un mormorio di voci feminili: forse i conforti di mia madre, della levatrice. Un urlo più acuto e più inumano degli altri. "Questo è l'ultimo." E balzai in piedi esterrefatto.
Non potevo dare un passo. Alcuni minuti trascorsero; trascorse un tempo incalcolabile. Come lampi velocissimi, m'attraversarono il cervello pensieri, imagini. "È nato? E se ella fosse morta? E se ambedue fossero morti? la madre e il figlio? No, no. Ella certamente è morta; ed egli è vivo. Ma perché nessun vagito? L'emorragia, il sangue…." Vidi il lago rosso, e, in mezzo, Giuliana boccheggiante. Vinsi il terrore che m'irrigidiva e mi slanciai contro l'uscio. L'apersi, entrai.
Udii subito la voce del chirurgo che mi gridava aspra:
—Non v'accostate! Non la scuotete! Volete ucciderla?
Giuliana pareva morta, più pallida del suo guanciale, immobile. Mia madre stava china sopra di lei reggendo una compressa. Grandi macchie di sangue rosseggiavano sul letto, macchie di sangue tingevano il pavimento. Il chirurgo preparava un "irrigatore" con una sollecitudine calma ed esatta:—le sue mani non tremavano, se bene la sua fronte fosse corrugata. Un bacino d'acqua bollente fumigava in un angolo. Cristina aggiungeva acqua con una brocca in un altro bacino, tenendovi immerso il termometro. Un'altra donna portava nella stanza contigua un fascio d'ovatta. C'era nell'aria l'odore dell'ammoniaca e dell'aceto.
Le minime particolarità della scena, abbracciata con un solo sguardo, mi rimasero impresse indelebilmente.
—A 50 gradi—disse il dottore, volgendosi verso Cristina.—Attenta!
Io cercavo intorno, non udendo il vagito. Qualcuno mancava là dentro.
—E il bambino?—chiesi tremando.