Ma era più triste di prima. Era pallida come la sua camicia. Le chiesi:
—Che hai?
Ella rispose:
—Nulla. E tu?
—Io non mi sento bene. Mi duole tanto il capo….
Una immensa stanchezza mi prostrava; tutte le membra mi pesavano. Reclinai il capo sul lembo del guanciale; rimasi alcuni minuti in quell'atto oppresso da una pena indefinita. Sussultai udendo la voce di Giuliana che diceva:
—Tu mi nascondi qualche cosa.
—No, no. Perché?
—Perché sento che tu mi nascondi una cosa.
—No, no; t'inganni.