Eravamo presso ad un bivio. C'era là un sedile. Ella mormorò:
—Sediamo, un poco.
Sedemmo. Non so s'ella riconobbe subito il luogo. Io non lo riconobbi subito, smarrito come uno che abbia portata per qualche tempo la benda. Ambedue guardammo intorno; poi ci guardammo, avendo negli occhi lo stesso pensiero. Molte memorie di tenerezza erano legate a quel vecchio sedile di pietra. Il cuore non mi si gonfiò di rammarico ma d'una avidità affannosa, quasi d'un furore di vita, che mi diede in un lampo una visione dell'avvenire fantastica e allucinante. "Ah ella non sa di quali nuove tenerezze io sia capace! Io ho il paradiso per lei nella mia anima!" E l'idealità dell'amore fiammeggiò dentro di me così forte ch'io mi esaltai.
—Tu ti addolori. Ma quale creatura al mondo è stata amata come tu sei amata? Quale donna ha potuto avere una prova di amore che valga questa ch'io ti do? Non avremmo mai dovuto partire di qui—tu dicevi, dianzi.—E forse saremmo stati felici. Tu non avresti sofferto il martirio, non avresti versato tante lacrime, non avresti perduto tanta vita; ma non avresti conosciuto il mio amore, tutto il mio amore….
Ella teneva il capo reclinato sul petto e le palpebre socchiuse; e ascoltava, immobile. I cigli le spandevano a sommo delle gote un'ombra che mi turbava più d'uno sguardo.
—Io, io stesso non avrei conosciuto il mio amore. Quando mi allontanai da te la prima volta, non credevo già che tutto fosse finito? Cercavo un'altra passione, un'altra febbre, un'altra ebrezza. Volevo abbracciare la vita con una sola stretta. Tu non mi bastavi. E per anni mi sono estenuato in una fatica atroce, oh tanto atroce che n'ho orrore come un forzato ha orrore della galera dove ha vissuto morendo tutti i giorni un poco. E ho dovuto passare d'oscurità in oscurità, per anni, prima che si facesse questa luce nella mia anima, prima che questa grande verità m'apparisse. Non ho amato che una donna: te sola. Tu sola al mondo hai la bontà e la dolcezza. Tu sei la più buona e la più dolce creatura che io abbia mai sognata; sei l'Unica. E tu eri nella mia casa mentre io ti cercavo lontano…. Intendi ora? Intendi? Tu eri nella mia casa mentre io ti cercavo lontano. Ah, dimmi tu: questa rivelazione non vale tutte le tue lacrime? Non vorresti averne versate anche più, anche più per una tale prova?
—Sì, anche più—ella disse, così piano che a pena l'udii.
Fu un soffio su quelle labbra esangui. E le lacrime le sgorgarono di tra i cigli, le solcarono le gote, le bagnarono la bocca convulsa, le caddero sul petto ansioso.
—Giuliana, mio amore, mio amore!—gridai, con un brivido di felicità suprema, gittandomi in ginocchio d'innanzi a lei.
E la cinsi con le mie braccia, misi la testa nel suo grembo, provai per tutto il corpo quella tensione smaniosa in cui si risolve lo sforzo vano d'esprimere con un atto, con un gesto, con una carezza l'ineffabile passione interiore. Le sue lacrime caddero su la mia guancia. Se l'effetto materiale di quelle calde gocce viventi avesse corrisposto alla sensazione ch'io n'ebbi, porterei su la mia pelle una traccia indelebile!