—Oh, lasciami bere,—io pregai.

E, rilevandomi, accostai le mie labbra ai suoi cigli, le bagnai nel suo pianto, mentre le mie dita smarritamente la toccavano. Una pieghevolezza strana era venuta alle mie membra, una specie di fluidità illusoria per cui non avvertivo più l'impaccio delle vesti. Credevo che mi sarebbe stato possibile circondare, avviluppare tutta quanta la persona amata.

—Sognavi—io le dicevo, avendo in bocca il sapore salso che mi si diffondeva nei precordii (più tardi, nelle ore che seguirono, mi stupii di non aver trovato in quelle lagrime una intollerabile amarezza) sognavi d'essere tanto amata? Sognavi questa felicità? Sono io, guardami, sono io che ti parlo così; guardami bene, sono io…. Se tu sapessi come mi pare strano tutto questo! Se ti potessi dire!… So che ti ho conosciuta prima d'ora, so che ti ho amata prima d'ora; so che ti ho ritrovata. E pure mi pare di averti trovata soltanto ora, un momento fa, quando tu hai detto: "Sì, anche più…." Hai detto così; è vero? Tre parole sole…. un soffio…. E io rivivo, e tu rivivi; ed ecco che siamo felici, siamo felici per sempre.

Io le dicevo queste cose con quella voce che ci viene come di lontano, interrotta, indefinibile; che pare giunga all'orlo delle labbra modulata non nella materialità dei nostri organi ma nell'estremo fondo dell'anima nostra. Ed ella, che fino a quel momento aveva versato un pianto silenzioso, ruppe in singhiozzi.

Forte, troppo forte singhiozzava, non come chi sia sopraffatto da una gioia senza limiti ma come chi esali una disperazione inconsolabile. Singhiozzava così forte ch'io rimasi per qualche istante in quello stupore che suscitano le manifestazioni eccessive, i grandi parosismi della commozione umana. Inconscientemente, mi scostai un poco; ma subito dopo, notai quell'intervallo che s'era aperto tra lei e me; subito dopo, notai che non soltanto il contatto materiale era cessato ma che anche il sentimento di comunione s'era disperso in un attimo. Eravamo pur sempre due esseri ben distinti, separati, estranei. La stessa diversità delle nostre attitudini aumentava il distacco. Ripiegata su sé medesima, premendosi con le sue mani il fazzoletto su la bocca, ella singhiozzava; e ogni singhiozzo le scoteva tutta la persona, pareva rivelarne la fragilità. Io stavo ancora in ginocchio d'innanzi a lei, senza toccarla; e la guardavo: stupito e pur nondimeno stranamente lucido; attento a sorvegliare tutto ciò ch'era per accadere dentro di me, e pur nondimeno avendo tutti i sensi aperti alla percezione delle cose che mi circondavano. Udivo il singhiozzo di lei e il garrito delle rondini; e avevo la nozione del tempo e del luogo esatta. E quei fiori e quelli odori e quella grande luminosità immobile dell'aria e tutto quel riso della primavera aperto mi diedero uno sgomento che crebbe, che crebbe e diventò una specie di timor pánico, una paura istintiva e cieca a cui la ragione non poté opporsi. E, come scoppia un fulmine in un cumulo di nubi, un pensiero guizzò in mezzo a quello scompiglio pauroso, m'illuminò e mi percosse. "Ella è impura."

Ah, perché non caddi allora fulminato? Perchè non mi si spezzò un viscere vitale e non restai là su la ghiaia, ai piedi della donna che nella fuga di pochi attimi m'aveva sollevato all'apice della felicità e m'aveva precipitato in un abisso di miseria?

—Rispondi—(Le afferrai i polsi, le scopersi la faccia, le parlai da presso; e la mia voce era così sorda che io medesimo a pena la udivo tra il romorio del mio cervello.)—rispondi: che è questo pianto?

Ella cessò di singhiozzare, e mi guardò; e gli occhi benché bruciati dalle lacrime, le si dilatarono esprimendo un'ansietà estrema, come se mi avessero veduto morire. Io dovevo aver perduto, in fatti, ogni colore di vita.

È tardi, forse? È troppo tardi?—soggiunsi, rivelando il mio pensiero terribile in quella domanda oscura.

—No, no, no…. Tullio, non è…. nulla. Tu hai potuto pensare!… No, no…. Sono tanto debole, vedi; non sono più come una volta…. Non reggo…. Sono malata tu sai; sono tanto malata. Non ho potuto resistere…. a quello che mi dicevi. Tu intendi…. M'è venuto questo accesso all'improvviso…. È una cosa dei nervi…. come una convulsione…. Si spasima; non si capisce più se si pianga di gioia o di dolore…. Ah, mio Dio!…. Vedi, mi passa…. Alzati Tullio; vieni qui accanto a me.