—Entra, entra.
Spinsi la porta. Varcammo la soglia, come fusi in una sola persona, pianamente.
L'andito era rischiarato da un'alta finestra rotonda. Una rondine ci svolazzò sul capo garrendo. Levammo gli occhi, sorpresi. Un nido pendeva fra le grottesche della volta. Alla finestra, mancava un vetro. La rondine fuggì via pel varco, garrendo.
—Ora sono tua, tua, tua!—bisbigliò Giuliana, senza distaccarsi dal mio collo ma girando flessuosamente per venirmi sul petto, per incontrare la mia bocca.
A lungo ci baciammo. Io dissi, ebro:
—Vieni. Andiamo su. Vuoi che ti porti?
Se bene ebro, io mi sentivo nei muscoli la forza di portarla su per le scale in un tratto.
Ella rispose:
—No. Posso salire da me.
Ma non pareva ch'ella potesse, a udirla, a vederla.