—Sei felice?—le domandai, cercandole negli occhi la risposta.

—Sì, sono felice—ella rispose, abbassando i cigli.

—Sai che amo te sola, che sono tutto tuo per sempre?

—Lo so.

—E tu ora…. come mi ami?

—Come non potrai mai sapere, povero Tullio!

E, dicendo queste parole, ella si staccò dallo stipite e si appoggiò tutta su me con una di quelle sue movenze indescrivibili in cui era quanto di abbandonata dolcezza la più femmina delle creature può emanare verso un uomo.

—Bella! bella!

Veramente bella appariva, illanguidita, arrendevole, molle, quasi direi fluida così che mi faceva pensare alla possibilità di assorbirla a poco a poco, d'imbevermene. Sul pallore del viso la massa dei capelli rilasciata sembrava che stesse per diffondersi in fiotto. I cigli le spandevano a sommo delle gote un'ombra che mi turbava più d'uno sguardo.

—Anche tu non potrai mai sapere…. Se ti dicessi i pensieri folli che mi nascono dentro! È una felicità così grande che mi dà l'angoscia, mi dà quasi il desiderio di morire.