Rispondeva con uno sforzo manifesto. Pareva quasi che le nostre domande la irritassero; tanto che, insistendo Federico a muovere qualche discorso, ella disse alfine:
—Scusa, Federico…. Mi dà fastidio parlare.
Essendo spiegato il mantice, ella stava nell'ombra, nascosta, immobile sotto le coperte. Più d'una volta io mi chinai verso di lei per scorgerle il viso, o credendo ch'ella si fosse assopita o temendo ch'ella fosse ricaduta nel deliquio. Tutte le volte ebbi la stessa sensazione inaspettata di sgomento, accorgendomi ch'ella teneva nell'ombra gli occhi sbarrati e fissi.
Seguì un lungo intervallo di silenzio. Anche io e Federico ammutolimmo. Il trotto dei cavalli non mi pareva a bastanza rapido. Avrei voluto ordinare al cocchiere di spingerli al galoppo.
—Sferza, Giovanni!
Erano quasi le dieci quando giungemmo alla Badiola.
Mia madre ci aspettava, in pena per l'indugio. Quando vide Giuliana in quello stato, disse:
—Me l'imaginavo io, che lo strapazzo ti avrebbe fatto male….
Giuliana volle rassicurarla.
—Non è nulla, mamma…. Vedrai che domattina starò bene. Un po' di stanchezza….