Me stesso.
Reclina Virginio il capo sotto la percossa e nasconde tra le palme la faccia estenuata. L'altro non si placa: anzi la sua amarezza sembra invelenirsi. S'accosta egli al reclinato e lo guarda. La profondità della stanza è già nell'ombra, ma i teschi e i trofei brillano su le pareti al riflesso della nuvola.
Piangi su me? Io merito un addio più virile.
Virginio si scopre, e il suo volto un po' livido dà imagine di colui che toccò il fondo del gorgo e risale alla superficie per trarre il respiro.
Virginio.
Non piango. Chiudo gli occhi per veder qualche luce nel fondo.
Corrado.
Luce di salvezza? Non la cercare. Pentimento? espiazione? La tua luce non è la mia. Già ieri te lo dissi. Io non posso più essere il tuo amico né appressarmi a te. Obbedisci alle tue ripugnanze. Volgimi le spalle. Lasciami solo. Giudicami bandito. La mia ultima ragione è nelle mie armi cariche.
Virginio.
Non giudico: mi offro.