Virginio.
No, non ridere di quel riso cattivo. Tu affermi che la contraddizione e la guerra sono per la tua natura gli stimoli più efficaci a vivere e ad amare la vita. Ed ecco, l'impedimento ti esaspera e ti disgusta! Ma non v'è eroismo senza impedimento: l'una cosa e l'altra sono indissolubili, come la natività e il dolore.
Corrado.
L'impedimento formidabile da abbattere o da sormontare; non l'inciampo, l'impaccio, l'intrigo.
Virginio.
La povertà, le miserie domestiche, i fastidii cotidiani, le bisogne umilianti ed estenuanti, la malattia, l'ingiustizia, l'ingratitudine, il dileggio: non sono queste le ombre di tante vite illustri a cui domandiamo ogni giorno il segno di luce per andar più oltre?
Corrado.
Pronto io sono, per la mia mèta, a prendere su me quel che v'ha di peggio in terra, risoluto anche ai sacrifizii umani. Tu mandami là dove io ho lasciato la mia virtù, e poi dammi da compiere quel che è più difficile e più atroce: io lo compirò senza mai volgermi indietro né mai mettermi a giacere. Quel che non mi fa morire mi rende più forte. Ma pur mandami e dimmi che io vado a morire, che avrò il mio tumulo in una regione non mai calpesta da uomo bianco. Andrò senza esitare, cantando. La sera che giunse a Roma la notizia della morte di Eugenio Ruspoli, il sentimento dell'invidia soverchiò ogni altro e mi divorò il cuore. A Burgi, su la via del Daua che primo aveva percorso, egli ha per monumento un ramo secco fitto in un mucchio di terra, agguagliato nel sepolcro ai capi della gente Amarr. Per quella via io voglio ritrovare le sue tracce, ma andar più oltre, assai più oltre, risalire il Daua, cercar di sciogliere l'enigma del fiume Omo... E poi... Ho il mio pensiero, anzi ho il mio impero, una parola romana da rendere italica: Teneo te, Africa. Ah, se tu potessi comprendere! Ah, se tu avessi provato una volta quel che io provai quando di là da Imi entrammo nella regione ignota, quando stampammo nel suolo vergine l'orma latina! Ancora vedo i branchi d'avoltoi e di cicogne levarsi sul Uebi, odo il fischio dell'aquila pescatrice...
Virginio.
Ti comprendo. Comprendo la tua passione e la tua nostalgia; e, non so perché, m'aiuta un ricordo della nostra adolescenza, il ricordo di quella sera su la via Cassia quando ci smarrimmo e a notte ci ritrovammo su l'Arrone e tu volesti salire la rupe vulcanica per entrare nelle rovine di Galera e tutta notte errasti aprendoti la via tra i pruni fitti, e all'alba eri stillante di sangue e di rugiada quando ti addormentasti sul tufo... Ti rammenti?