Virginio.
Senza indugio.
Forsennata, ella si torce, ella urla il suo spavento.
Maria.
Non è vero, non può esser vero. L'hai detto per provarmi, l'hai detto per sapere. Vuoi sapere se io l'ami? vuoi che te lo gridi? Sì, guardami come sono. Ho pietà di te, ho pietà di me. Ma l'amo, l'amo con tutte le forze dell'anima e del sangue, da vicino, da lontano, nella vita, nella morte, sopra tutto, di là da tutto... Guardami come sono. Dimmi che non è vero, ora che sai. Rendimi il cuore. Aiutami.
Non altrimenti la vittima, legata all'ordegno della tortura, denuda tutta l'anima sua purché il carnefice arresti il supplizio.
Virginio.
Sì, sì, quello che vuoi... Può non esser vero... Non sarà vero... Glielo domanderai tu stessa. Ti risponderà. Lo rivedrai fra poco, gli parlerai... Non è, non dev'essere.
Anch'egli, purché cessi lo spettacolo intollerabile di quel patimento, è pronto a qualunque parola, a qualunque atto. Maria si lascia cadere su la sedia.
Maria.